Apri la rubrica del telefono e scorri. Trecento, quattrocento, a volte mille nomi. Poi prova a contare le persone a cui potresti scrivere domenica sera, alle dieci, per dire "ho avuto una giornata storta". Probabilmente ti fermi prima di arrivare a dieci. E secondo l'antropologo inglese Robin Dunbar è esattamente così che funzioniamo.
Dunbar è il nome dietro uno dei numeri più citati delle scienze sociali: 150, il numero di relazioni significative che una persona riuscirebbe a gestire. Qui proviamo a raccontarlo per bene, critiche comprese.
Da dove arriva il numero 150
Tutto parte dalle scimmie. Nel 1992 Dunbar pubblica sul Journal of Human Evolution uno studio sui primati: mette in relazione la dimensione della neocorteccia (la parte del cervello legata alle funzioni cognitive più complesse) con la grandezza dei gruppi in cui vivono le diverse specie. Il risultato è netto: più neocorteccia, gruppi più grandi.
L'idea di fondo, chiamata ipotesi del cervello sociale, è semplice: ricordarsi chi è alleato di chi, chi ti deve un favore, con chi hai litigato la settimana scorsa e chi è meglio evitare costa fatica mentale. Oltre una certa soglia il gruppo diventa instabile e si spacca. Prolungando la retta fino alla neocorteccia umana, Dunbar ottiene una stima intorno a 150 persone.
Un calcolo su un grafico, quindi. Poi però il numero comincia a spuntare in posti inaspettati. Nel 2003 Dunbar e il collega Russell Hill analizzano i biglietti di Natale spediti da 43 famiglie britanniche. La rete massima media risulta di 153,5 persone.
Il cervello conta gli amici meglio della rubrica del telefono.
I cerchi concentrici: 5, 15, 50, 150
La parte più utile della teoria, secondo noi, non è il 150. Sono gli strati. Negli studi successivi Dunbar e i suoi collaboratori descrivono la rete sociale come una serie di cerchi concentrici, ognuno circa tre volte più grande del precedente e ognuno meno intimo di quello interno.
Questi numeri, attenzione, sono medie. C'è chi ha un cerchio interno di tre persone e chi di sette, e va benissimo così.
Il vero limite è il tempo
Perché gli strati? Perché le ore della settimana sono quelle. Secondo la sintesi delle ricerche di Dunbar riportata in uno studio del 2022 su Scientific Reports, circa il 40% del tempo sociale va alle persone del cerchio più intimo, un altro 20% al gruppo degli amici stretti e il restante 40% a tutti gli altri.
Tradotto: circa due terzi del tempo che dedichiamo agli altri finisce su una quindicina di persone. Gli strati interni costano parecchie ore, e per questo non possono allargarsi all'infinito.
E se smetti di investire? Sam Roberts e Robin Dunbar hanno seguito per 18 mesi un gruppo di ragazzi nel passaggio dalla scuola all'università. Con il calo dei contatti la vicinanza emotiva verso gli amici diminuiva, mentre quella verso i familiari reggeva. C'è anche un dettaglio curioso: per le ragazze contava soprattutto sentirsi spesso, per i ragazzi fare attività insieme.
Le amicizie non si mettono in freezer.
Le critiche: il 150 è davvero un limite?
Qui dobbiamo essere onesti, perché il numero di Dunbar ha anche detrattori seri. Nel 2021 tre ricercatori dell'Università di Stoccolma, Patrik Lindenfors, Andreas Wartel e Johan Lind, hanno pubblicato su Biology Letters un articolo dal titolo eloquente: "Dunbar's number" deconstructed.
Hanno rifatto l'analisi con dati aggiornati sui primati e metodi statistici più moderni. Il risultato? Stime completamente diverse a seconda del metodo: tra 69 e 109 persone con un approccio, tra 16 e 42 con un altro. E con intervalli di confidenza enormi, da 4 a 520 nel primo caso e da 2 a 336 nel secondo. Per gli autori indicare un singolo numero è inutile, e un limite cognitivo alla dimensione dei gruppi umani non si può ricavare in questo modo.
Chi ha ragione? Noi di StayChill non siamo neuroscienziati e non pretendiamo di chiudere la questione. La nostra lettura è questa: il 150 come soglia precisa è fragile, ma l'idea che tempo ed energie siano limitati e che le relazioni si dispongano a strati regge bene anche senza il numero magico.
Il numero si discute. Il fatto che il tempo finisca, no.
Cosa significa per la nostra vita
La prima conseguenza è liberatoria: non serve avere tanti amici. Conta chi c'è nei cerchi interni, e quanto tempo gli dedichiamo.
La seconda è meno comoda. Gli strati si svuotano senza fare rumore. Un trasloco, un nuovo lavoro, i figli, un gruppo di amici che si sparpaglia tra Bologna e Berlino: a un certo punto ti accorgi che il cerchio dei 15 si è ridotto a una manciata di nomi e quello dei 50 esiste solo nelle chat di gruppo. Ci è capitato, lo ammettiamo. È una sensazione strana, tipo un martedì sera libero e nessuno da chiamare.
Il cerchio dei 50 è quello che trascuriamo più volentieri, ed è un peccato: è il serbatoio da cui nascono i futuri amici stretti. Quanto tempo serve per il salto da conoscente ad amico? Ne abbiamo parlato in quante ore servono per fare un amico.
Chi sono le 5 persone che chiameresti in una crisi, e quando le hai sentite l'ultima volta? E nel cerchio dei 50, quante persone abitano abbastanza vicino da vederle senza organizzare una spedizione?
Cosa puoi fare in pratica
Se la ricerca di Roberts e Dunbar insegna qualcosa, è che le amicizie crescono con la ripetizione e con le cose fatte insieme. La strategia più realistica è avere un paio di attività ricorrenti con poche persone della tua zona: la passeggiata del sabato mattina o la partita a carte del giovedì sera. Poche persone, abbastanza vicine da non dover incastrare mezza agenda.
È anche il motivo per cui abbiamo costruito StayChill così. Scegli una card mood (una pizza insieme, a spasso col cane, giochi da tavolo, un'uscita in bici) e sulla cartina vedi chi, vicino a te, ha voglia della stessa cosa, con una distanza approssimativa e mai la posizione esatta. Decidi se "Vengo io" o "Vieni tu", e la chat dura 7 giorni proprio per spingervi a vedervi dal vivo. Con gli Eventi in zona, invece, puoi organizzare qualcosa per un piccolo gruppo e scegliere tu chi accettare: un buon modo per ripopolare il cerchio dei 50 e, chissà, trovarci dentro i prossimi amici stretti.
I tuoi cerchi si sono un po' svuotati? Trova persone della tua zona con cui fare qualcosa insieme, anche questa settimana.
Scarica StayChillFonti: Dunbar, Neocortex size as a constraint on group size in primates, Journal of Human Evolution (1992) · Hill e Dunbar, Social network size in humans, Human Nature (2003) · Sutcliffe, Dunbar, Binder e Arrow, Relationships and the social brain, British Journal of Psychology (2012) · Tamarit, Sánchez e Cuesta, Beyond Dunbar circles, Scientific Reports (2022) · Roberts e Dunbar, Managing relationship decay, Human Nature (2015) · Lindenfors, Wartel e Lind, Dunbar's number deconstructed, Biology Letters (2021) · Dunbar, Friends, Little, Brown (2021)